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Dopo l'Armageddon E Altri Racconti

Dopo l'Armageddon E Altri Racconti

Traduzione di Elisabetta De Martino

Racconti oscuri, inquietanti e sorprendenti di Brian L. Porter

Il pluripremiato romanziere e sceneggiatore Brian L. Porter riunisce in questa raccolta una selezione eterogenea di racconti che spaziano dall’horror alla fantascienza, dal crime al paranormale fino alla narrativa post-apocalittica. In After Armageddon, le conseguenze di una catastrofe nucleare globale conducono a un finale inaspettato, mentre The Voice of Anton Bouchard segue le tracce di uno spietato serial killer che semina il terrore per le strade di Parigi durante una lunga e soffocante estate.

In The Devil You Know, invece, il lettore viene trasportato in Messico, al centro di un’inquietante indagine sulla scomparsa di alcuni ragazzi di un coro. Red Sky in the Morning racconta la storia dell’equipaggio di un sottomarino nucleare che, riemergendo dopo una lunga missione, scopre un mondo silenzioso sotto un cielo color rosso sangue. Racconti come R.I.G.S, Alien Abduction e The Festival esplorano i territori della fantascienza e del soprannaturale, mentre l’autrice horror Carole Gill partecipa alla raccolta con il racconto Raised.

Scopri After Armageddon, una raccolta ricca di suspense, atmosfere inquietanti e storie capaci di sorprendere.

Estratto dal libro

Anton era seduto in silenzio ad ascoltare, con la testa inclinata leggermente di lato, determinato a non perdersi una parola. Ascoltava il suono della voce: ipnotica e dall’intonazione morbida ma persuasiva. Come sempre, si sentiva ipnotizzato dal riverbero quasi musicale che sentiva dentro la testa quando la ascoltava. Rapito dalla voce rassicurante, si sentiva al riparo dal mondo che lo circondava, niente e nessun altro esistevano, solo la voce contava, e Anton ascoltava, affascinato e, al tempo stesso, intrappolato dalla voce che gli risuonava nella mente. La voce si affievolì piano, ritirandosi nei lontani recessi della sua mente e Anton rispose inconsapevolmente a bassa voce: «Lo so, lo so. Capisco cosa c’è da fare».

«Sta bene, m’sieur?»

La voce della cameriera interruppe improvvisamente i pensieri di Anton. Si era avvicinata al suo tavolo con l’intenzione di riempirgli la tazza di caffè e lo aveva sentito parlare, evidentemente con se stesso. Nella sua voce era echeggiata preoccupazione mentre gli chiedeva come stesse.

«Eh? Cosa vuole?» sbottò Anton, con malcelata irritazione.

«Mi scusi, m’sieur, ho solo chiesto se desidera ancora del caffè.»

La ragazza sollevò la caffettiera in lucido acciaio inox a dimostrazione della sua offerta. La reazione di Anton l’aveva spaventata, quindi preferì non guardare negli occhi il cliente scorbutico.

«Sì, mi scusi, stavo solo pensando ad alta voce» disse Anton.

La ragazza si rilassò un po’ e sorrise come per accettare le sue scuse, poi riempì in fretta la tazza e si girò, desiderosa di allontanarsi dallo strano uomo scontroso seduto vicino alla finestra. Lui la guardò tornare dietro il bancone in fondo al bar. Gli occhi penetrarono in profondità nella sua figura mentre camminava, notando ogni dettaglio della sua andatura, il dolce ondeggiare dei suoi fianchi, i capelli, le trecce bionde che le accarezzavano le spalle mentre si muoveva e il rumore dei tacchi sul pavimento lucido.

Ad Anton piacque quello che vide. La ragazza era proprio il suo tipo. Avrebbe soddisfatto più che egregiamente i suoi bisogni. Il nome sul tesserino appuntato al vestito la identificava come Michelle. Sì, Anton avrebbe rivisto Michelle. Come a un segnale, udì di nuovo la voce. La sua irritazione, la sua reazione esagerata, il suo improvviso lampo di rabbia scomparvero, subito dimenticati, mentre ascoltava in silenzio, con attenzione, con la testa di nuovo piegata di lato. Quando la voce si allontanò, Anton si guardò le mani: tremavano. Le appoggiò rivolte verso il basso sulla tovaglia a scacchi bianchi e rosa, premendole sul tavolo finché smisero di tremare. Anton si sentiva annegare, annegare in un mare di inimmaginabile e incontrollabile dolore, insieme alla sensazione di star perdendo il senso della realtà. Cercò di pensare razionalmente al modo in cui la vita aveva cominciato a strisciare fuori dal suo controllo.

Quando era iniziato? Si pose la domanda più volte sorseggiando il suo terzo caffè dolciastro e fissando l’andirivieni della gente dalla finestra della caffetteria a bordo strada; era solo un altro cliente anonimo in un anonimo bar. Quando aveva iniziato, la sete di sangue che lo consumava, a prendere possesso della sua vita? Quando aveva sentito per la prima volta la voce dentro il suo cervello che lo invitava a compiere ciò che doveva essere fatto? E doveva essere fatto; lo sapeva con la stessa sicurezza con cui conosceva il suo nome, anche se nessuno l’avrebbe mai capito. Lo sapeva con una certezza pari a quella della sua fede nella voce. Non che fosse d’accordo con tutto ciò che gli diceva la voce, naturalmente. Era troppo intelligente per questo! Oh no, spesso discuteva con la voce fino alla nausea, ma, in qualche modo, la voce sembrava sempre vincere, sopraffarlo e sottomettere il suo senso della logica, la sua razionalità. Se mai la polizia lo avesse arrestato, sapeva per certo che sarebbe stato ingiuriato, odiato e probabilmente dichiarato pazzo. Egli non era pazzo, naturalmente, anche se solo lui poteva testimoniarlo, se gli fosse stato chiesto.

Scambio d'identità (I Misteri del Braxton Campus Libro 4)

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