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Il Genio Di Famiglia

Il Genio Di Famiglia

Traduzione di Sebastiano Alicata

Una saga familiare dal gusto satirico e dalla comicità nera

Nella Brooklyn degli anni Cinquanta, la matriarca di un’eccentrica famiglia ebrea ne ha abbastanza di appartenere a quello che considera il clan meno riuscito d’America. Dopo aver consultato mistici testi medievali, si convince che il prossimo nipote della famiglia sarà un genio e che nessuna singola famiglia sia abbastanza preparata per crescerlo.

La sua soluzione è tanto ambiziosa quanto assurda: far passare il bambino da una famiglia all’altra, affinché possa assorbire la saggezza collettiva di tutti. Al contrario, si ritrova circondato da aspiranti inventori, trotskisti incapaci persino di finire su una lista nera, un comico che non fa ridere, parenti dal carattere esplosivo, arrivisti, intriganti, intellettuali e un assortimento di personaggi indimenticabili.

Cousins’ Club è un romanzo satirico e picaresco sulla famiglia, l’identità, l’ambizione e sulle persone che contribuiscono a formarci, che sappiano o meno quello che stanno facendo. Apprezzato per la sua voce originale, la comicità nera, i dialoghi incisivi e i personaggi memorabili, il romanzo è stato semifinalista al BookLife Prize for General Fiction 2017 e ha ricevuto riconoscimenti dai Writer’s Digest Self-Published Book Awards e da Readers’ Favorite.

Entra nel meravigliosamente strampalato mondo di Cousins’ Club e scopri fino a che punto può sbagliarsi una nonna determinata.

Estratto dal libro

Nessun estraneo sbirciava vicino alla bara o da dietro le siepi. Nessun cacciatore di dote, apparente o fuorviato. Le uniche persone non pagate per trovarsi al funerale di Rose Granfianchi erano i membri della famiglia che mia nonna aveva convinto o messo in imbarazzo per farli partecipare. Nessuno di loro sapeva come contattare l'unica figlia, Flora, sparita da molti anni. Il becchino sarebbe anche potuto essere l'ex-marito, un uomo che nessuno vedeva da decenni. In quel momento, invece, erano tutti impegnati a decidere quanto dovesse essere formale il loro comportamento.

"Probabilmente è morta di un'infezione sessuale" disse cugina Muriel.

"Zitta. Meglio che il rabbino non ti senta. Potrebbe dirlo nell'elogio funebre."

"È morta d'infarto, come toccherebbe pure a te" disse nonna Ida parlando di sua sorella.

Ma Rose Granfianchi, nota perché fischiava ai tassisti con i mignoli infilati agli angoli della bocca, sembrava troppo energica per morire di un semplice infarto. Il suo stesso soprannome, Granfianchi, era nato dal modo in cui ballava. Si muoveva con tale abbandono che i fianchi sembravano staccarsi dal suo corpo. Se non avesse avuto i vestiti, sarebbero volati via in giro per la stanza. Quell'immagine non combaciava affatto con la signora che, come una bambina timida e magra, sembrava non avere abbastanza spazio per contenere gli intestini.

Nel corso della sua vita Rose Granfianchi era stata al centro di pettegolezzi e maldicenze che la vedevano immischiata con ogni genere di uomini, ombre che sarebbero poi sparite lasciando soltanto delle storie senza fonti. Alcuni sospettavano che ballasse il cucci-cucci, come direbbe Dalia, con chiunque: neri; comunisti; chiunque. Rose Granfianchi sapeva che le persone parlavano di lei e non se ne faceva problemi.

Era solita rendersi irreperibile per la famiglia per lunghi periodi. Il momento di assenza più lungo e famoso, in cui non vide nessuno e non mandò nemmeno una lettera, arrivò tra le guerre. Anni dopo, fece intendere di aver trascorso quel periodo a Parigi dove era stata amica intima di Hemingway e Gertrude Stein. Peccato non parlasse una parola di francese, non fosse una scrittrice o pittrice nemmeno a provarci e non sapesse nulla di filosofia, semplice o pretenziosa. Alcuni insinuavano che avesse posato nuda ma nessuno aveva mai visto tali opere. Ci saranno sempre quelli che pensano male ma la maggioranza ritiene che abbia trascorso quegli anni da qualche parte a Brooklyn e che volesse essere semplicemente lasciata in pace.

Fortunatamente, la famiglia aveva chiamato un rabbino esperto e loquace a presiedere il funerale. Quando nessuno fu in grado di offrire simpatici aneddoti o informazioni che non richiedessero una conferma, il rabbino si appellò a ogni luogo comune che gli venisse in mente. Un verbo. Un pronome. Un aggettivo. La defunta compra una vocale.

Il richiamo della Dea (Voli della Tempesta Libro 1)

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