Legacy (La Stirpe dei Rosewood #2)
Traduzione di Federica Caglioni
Un oscuro racconto di famiglia, lealtà e pericoli immortali
La vita di Candra cambia quando la persona di cui si fidava di più le rivela una verità capace di sconvolgere tutto ciò che credeva di sapere. Ora che la sua vera identità è venuta alla luce e la sua stessa famiglia, i Rosewood, rappresenta una minaccia mortale, Candra parte alla ricerca di coloro che la vogliono eliminare. Ma il suo cammino la conduce da Lazar, un potente Daemon immortale dalle intenzioni tanto pericolose quanto indecifrabili. Mentre cerca di fare i conti con i sentimenti che prova per Kane, l’uomo che ha giurato di proteggerla, Candra dovrà capire chi merita davvero la sua lealtà e se sia ancora possibile fidarsi di qualcuno quando la sua intera vita è stata costruita sulle menzogne.
Entra nel mondo di Candra, fatto di immortali pericolosi, secondi fini, segreti di famiglia e lealtà incerte, in Legacy.
Estratto dal libro
Il sangue vivido attorno alla testa di Eldon mi ricordò un’aureola, un’aureola demoniaca. Non piansi. Perché avrei dovuto? Quell’uomo mi voleva morta, voleva Kane morto, e pensava di esserci riuscito. Ma lo avevamo colto di sorpresa, lo sciocco. No, non piansi. Ne gioii.
Il mio sguardo scivolò su Kane; una metà di me festeggiava, mentre l’altra, ancora confusa ed esausta, si chiedeva cosa sarebbe accaduto dopo. Sapevo chi ero, cosa ero, ma non sapevo tutto. Alcune cose della mia vita mi erano state tenute nascoste, cose che avrei dovuto conoscere e che non sapevo. Ero una Rosewood, o almeno lo era una parte di me. Nel profondo sentivo che la madre che avevo conosciuto, che avevo amato e che mi mancava, non era la mia vera madre. Come? Non ne sono del tutto certa neppure io, ma qualcosa dentro di me, una percezione, una sensazione innata che non riuscivo a spiegare, mi disse che era così, e fu lì che entrò in gioco Kane.
L’odore di carne e abiti bruciati filtrò attraverso la frizzante brezza invernale. Nell’aria, volteggiarono frammenti di tessuto carbonizzato e di fuliggine, l’anima di qualcuno che un tempo era mio parente, che ora se n’era andato.
Mi allontanai.
Restando ferma sulla soglia di casa, con la scala davanti a me avvolta nell’oscurità, mi domandai cosa sarebbe accaduto in seguito. Lo sapevo, ma non mi entrò in testa. Nulla ci era riuscito. Per tutta la vita avevo vissuto in una bugia ed ero arrabbiata. Perché mi avevano privato del mio diritto di nascita? Chi ero? Sapevo di essere potente, ma come, perché?
Dei passi giunsero dietro di me, poi delle braccia mi circondarono la vita e mi avvolsero di più al loro interno. Il loro calore placò la mia confusione, un calore che trasmetteva sicurezza, che mi faceva sentire completa.
«A cosa pensi? Sei così distante, dove sei finita?» chiese la sua voce bassa, un sussurro nell’oscurità.
Volevo piangere ma ricacciai indietro le lacrime. Non mi sarei mostrata debole, né adesso, né mai. Ero come mio padre, lo sapevo. Il suo potere, la forza che sentivo da bambina, viveva in me adesso. Sorrisi. «Sai chi era la mia vera madre?»
Kane allentò la presa, ma solo per un istante, mentre inspirava a fondo. «No.»
Mi girai faccia a faccia con lui e per la prima volta vidi Kane per ciò che era. Non era la mia guardia del corpo; ciò che mi legava a lui era più un matrimonio e nei suoi occhi trovai l’eternità. Alla fine capii il significato dei quattro marchi. Quella consapevolezza mi fece sentire in pace, qualcosa che non avvertivo da molto tempo. Adesso la mia vita aveva uno scopo, anche se dei pezzi del puzzle ancora non erano stati trovati; mi rendevano incompleta, e quello faceva ancora male.



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