Sorella di sangue (I misteri di Annie Hansen Libro 1)
Traduzione di Isabella Schiavoni
Un originale giallo ambientato su un’isola, in cui l’investigatrice potrebbe essere una sospettata
Nella piccola cittadina insulare di Serendipity, in Canada, l’investigatrice privata Annie Hansen viene coinvolta nei raccapriccianti omicidi del sindaco e di un medico locale. Annie convive con la schizofrenia e porta ancora con sé il dolore per la morte della madre e l’abbandono del padre, trovandosi così ad affrontare molto più della sola indagine.
Quando il detective Mark Snow si unisce al caso, gli indizi li conducono attraverso una lista sempre più lunga di sospettati, motivazioni nascoste e la misteriosa parola “MASER” lasciata sulle cartelle cliniche del medico. Poi l’indagine prende una svolta inquietante: Annie e il suo fidanzato Samir finiscono a loro volta tra i sospettati.
Con una protagonista fuori dagli schemi, una voce narrativa originale e colpi di scena che mantengono incerta la verità fino alla fine, Blood Sister è un giallo particolare, ideale per chi ama i misteri incentrati sui personaggi e raccontati da una prospettiva insolita.
Estratto dal libro
Lo squillo del telefono mi svegliò presto. Era la polizia. “Qualcuno ha fracassato la testa del Dott. William Hubert con un oggetto contundente la notte scorsa. Gli hanno fatto un buco in testa con uno strumento chirurgico, tirato fuori il cervello e riposto accanto al cranio insanguinato. Abbiamo bisogno di te Annie, vieni di corsa.”
La telefonata mi spaventò a morte, e volevo svegliare Samir, scuoterlo, far sì che mi vedesse e mi aiutasse a farmi passare la paura. All’inizio neppure le voci nella mia testa sapevano cosa dire. I miei piedi numero quarantaquattro calcarono pesantemente il pavimento.
Il mio compagno di stanza, Samir, era nel letto accanto, accoccolato sotto la sua coperta grigia e non aveva la più pallida idea di cosa stesse accadendo. Il corpo lungo e scuro sembrava bitorzoluto come quello di un rospo grigiastro. Samir era il mio primo ragazzo serio. Non è già qualcosa? Io ventiquattrenne e con questo problema mentale.
Mi rigirai l’anellino di metallo giallo scadente intorno all’anulare sinistro. Samir ed io ci siamo conosciuti su quest’isola, ad un corso ISL (Inglese come Seconda Lingua) per il quale mi ero offerta volontaria come insegnante. Ci siamo presi subito, due reietti in grado di potersi permettere solo questa specie di casa e obbligati a dividerla per ragioni finanziarie. L’unica eventualità in cui i Servizi Sociali ci avrebbero permesso di condividere questo affitto era se fossimo stati sposati. Detto fatto. I Powoslki sono stati come una famiglia adottiva per noi.
Poi le voci nella mia testa hanno incominciato ad urlare. Mi coprii le orecchie con le mani. Stai attenta. Non hai ascoltato abbastanza attentamente la telefonata. Stupida. Non sei abbastanza sveglia per questo. Ti servirà più che lavorare sodo per risolvere questo caso testa di legno. Ci vorranno intelligenza e fegato e tu non li hai. “Spirito di patata,” risposi “andate via.” Sei una ragazza squallida, con quei capelli sconci biondi ossigenati e i denti da coniglio. Meno male che la mia personalità incassava più che bene. Già, con un metro e ottanta di altezza bisognava farci i conti con me. Sbadigliai, cercando di far arrivare aria nei miei polmoni. E’ il cuore stupida morirai! No, non era il cuore, avevo 24 anni ed ero sana come un mulo. Il mio psichiatra a Campbell River mi ha detto che l’ansia mi fa mancare il respiro, per questo avrei dovuto sbadigliare.
Pensai alla telefonata di alcuni minuti prima. Hanno bisogno di te Annie. Il dottore è rigido come uno stoccafisso. Un omicidio bello e buono. Datti una mossa. Così mi infilai jeans e maglietta e svegliai bruscamente Samir.





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