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Un Amore Perso A Positano

Un Amore Perso A Positano

Traduzione di Sophia Rita Jadda

Quando l’amore ti trova a Positano

Logorato da anni di lavoro come traduttore del Dipartimento di Stato a Kabul, Danny D’Amato parte per Positano in cerca di pace. Porta con sé un diario, sperando che la bellezza della Costiera Amalfitana possa donargli qualcosa di luminoso da conservare quando tornerà nella zona di guerra.

Poi incontra Gaia.

Il legame tra loro è immediato, e il diario di Danny diventa presto il racconto di giornate piene di sole, segreti condivisi e di un amore che nessuno dei due si aspettava. In pochissimo tempo, iniziano a immaginare una vita insieme.

Ma, senza alcun preavviso, Gaia scompare.

Con il passare degli anni, Danny cerca risposte, mentre Gaia tenta di superare le circostanze che li hanno separati. Quando i loro cammini si incrociano di nuovo, la verità cambia ogni cosa.

Leggi Un Amore Perso A Positano, un’intensa storia d’amore sul ricordo, la distanza e un sentimento che rifiuta di essere dimenticato.

Estratto dal libro

17 maggio 2007

A volte, penso che l'unica cosa che ho di Gaia è il pensiero.

La mia mente è parzialmente divisa tra sonno ed insonnia, un sorriso appagato persiste sulle mie labbra, le ciglia sbattono delicatamente mentre la mia parte cosciente comincia a rendersene conto.

Poi, i miei occhi si spalancano, il sorriso scompare dolorosamente ed un mucchio di lettere immaginarie mi sbatte contro.

* * * * *

Tre anni fa, ero in guerra, una guerra che ha prosciugato molte delle mie energie e, a quanto pare, anche delle mie emozioni. Ero assegnato in Afghanistan, nell'ufficio del Dipartimento di Stato a Kabul, e trascorrevo ore interminabili a tradurre pezzi di registrazioni di conversazioni dal Pashto al Farsi, lingue che ho studiato mentre frequentavo l'università ma che ho iniziato ad usare solo quando la mia vita ed il mio lavoro sono dipese da queste.

Il mio lavoro, da stridi file audio a frammentati appunti scritti a mano, univa il monotono lavoro di un archeologo che spolvera una pietra antica, con la scrupolosa consapevolezza che una parola mancata o un'errata interpretazione potevano uccidere qualcuno. Sapevo che indovinare poteva far finire un ricercato nel mirino dei droni americani ma sbagliare, invece, poteva distruggere una famiglia innocente.

Trascorrere dei giorni dando istruzioni ai miei leader civili, che ricevevano ordini dalla loro controparte militare, nella sottigliezza della cultura e della tradizione locale, era, allo stesso tempo, stancante ed esaltante. Sapevo che gli altri si aspettavano da me sia i talenti di un linguista che di un diplomatico, l’essere cosciente delle tradizioni civili e governative dell’Afghanistan, ed attento a non calpestare i piedi ai poteri militari locali. Era un difficoltoso atto di equilibrio, a dirla tutta.

Trascorrere mesi dopo mesi a preoccuparsi dell’ego delle altre persone – sia americane che afghane- e, nel poco tempo rimasto, preoccuparmi dell’opinione su me stesso. Avevo bisogno di una pausa. Tornare negli Stati Uniti era ancora una cosa remota quindi, una veloce vacanza all’insegna del riposo e del relax in Italia sembrava il miglior modo di riequilibrare la mia vita.

Dopo diciotto mesi di permanenza nella base, non era difficile farsi approvare brevi periodi di riposo, così mi sono preso un paio di settimane libere e sono andato a Positano, sulla costiera amalfitana italiana. Avevo sentito e letto molto a riguardo del piccolo villaggio di pescatori, essendo diventato eurofilo per la destinazione da me scelta, e sembrava la prescrizione perfetta per quello che mi affliggeva.

Riempii il mio zaino con vestiti puliti e poi andai a prendere il mio laptop ed il telefono satellitare. Soppesai il computer, osservandolo con rassegnazione, poi lo feci riscivolare nel cassetto della scrivania, soddisfatto di aver spezzato la corda che mi legava a lui. Non avevo avuto lo stesso successo con il telefono satellitare, sapendo di non poter perdere del tutto i contatti con la base.

Un autista alla guida di un polveroso camioncino militare mi accompagnò all’Aeroporto Internazionale Hamid Karzai, dove un volo militare mi trasferì fuori dal paese. Un altro scalo ed un altro volo e raggiunsi Roma, a bordo di un volo commerciale, atterrando all’Aeroporto Leonardo da Vinci. Ebbi una mezza idea di trascorrere la notte a Roma ma il baccano mi ricordò da dove stavo scappando. Invece, salì su un treno per Sorrento, dove mi trasferì, questa volta su un piccolo taxi, senza aria condizionata, che mi portò a Positano.

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