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Una Morte in Toscana

Una Morte in Toscana

Traduzione di Vittorio Rossi

Un mistero toscano tra famiglia, vino e una morte sospetta

Filippo Trantino ha lasciato la Toscana per l’America da bambino, ma il suo cuore è rimasto tra i filari della tenuta vinicola di famiglia. Quando torna per il funerale del nonno, i cugini gli rivelano che la morte accidentale di Nonno Filippo potrebbe essere stata un omicidio.

Mentre indaga, Filippo attraversa la campagna toscana, assaporandone i rinomati vini e la cucina, e portando alla luce segreti custoditi da tempo. In parte romanzo giallo, in parte guida al vino e in parte viaggio attraverso la Toscana, Una Morte in Toscana è un suggestivo mistero italiano che parla di famiglia, appartenenza e della vita che Filippo era destinato a vivere.

Scopri oggi Una Morte in Toscana.

Estratto dal libro

“Un altro?”

Quelle due parole furono tutto ciò che io udii, ma il loro suono fu sufficiente per risvegliarmi dal mio sogno ad occhi aperti. Accanto al tavolo c’era un cameriere, impassibile ma pronto a prendere il mio ordine per un altro drink. Il primo Campari soda era andato giù bene ed i miei pensieri al momento sembravano tali da richiedere proprio un altro bicchiere di quel confortante elisir.

“Sì,” dissi soltanto. Non ero in vena di fare conversazione, ma nemmeno il cameriere sembrava esserlo. Si allontanò lasciandomi ritornare ai miei ricordi nostalgici.

Rivolsi la mia attenzione verso l’oscurità, oltre la finestra del bar dell’aeroporto. Appariva tutto un po’ surreale ora, mentre ripensavo agli anni che avevo trascorso lavorando nelle vigne per la produzione dei vini al Castello dei Trantini, insieme a mio nonno. Adesso lui era morto, vittima di uno stupido incidente accaduto nell’azienda vinicola della nostra famiglia in Toscana, e stavo ora attendendo l’aereo che mi avrebbe riportato a casa, in Italia, per presenziare al suo funerale, e rivedere le stanze, ora vuote, che un tempo erano state riempite dalle sue risate.

Pur non essendo più vissuto al Castello dei Trantini da quando ero ragazzo, i miei ricordi erano nitidi. Potevo facilmente evocare la foschia che al mattino si stendeva sopra le vigne, le forti brezze che attraversavano le colline dei nostri terreni, persino il profumo del rosmarino e della salvia lungo le strade che risalivano verso il Castello. E se, come sostiene qualcuno, gli aromi della gioventù restano sempre con noi, io sarò sempre in grado di immaginare i profumi del vigneto e della cantina che riempirono i miei primi anni di vita.

Era sempre stato tutto così tranquillo nella nostra azienda vinicola, quel genere di pace che ci fa ricordare quanto la vita possa essere pura in questo mondo. Alla mia nascita, i miei genitori vivevano in un’ala del Castello e, dopo aver completato le faccende domestiche nella nostra casa lì accanto, i miei giorni erano pieni di attività insieme a Nonno Filippo. Al Castello, la vita era resa più piacevole da pasti che duravano a lungo, degustazioni settimanali, chiacchierate nel vigneto e discorsi animati in merito al cibo e al vino; tutto questo avveniva sotto i quadri e gli arazzi medievali, riproducenti scene di pigiatura dell’uva e produzione del vino, appesi ai muri in pietra accanto al camino acceso.

Alla luce tremolante delle candele, Nonno Filippo diventava poetico, parlando di questa o quella annata. Mio padre discuteva poi le sue preferenze di vini, mentre altre persone si schieravano da una parte o dall’altra, e altri ancora si accontentavano di gustare i fantastici pasti che venivano serviti ogni sera. Molti gesticolavano, ogni discussione veniva risolta con un brindisi e, al termine della cena, ciascuno era sicuro di aver dimostrato la correttezza della sua tesi. Tutti andavano infine a dormire, semplicemente felici per la vicinanza della famiglia, il piacere derivante dall’aver mangiato e bevuto bene, e le imperscrutabili gioie che la vita offre in Toscana.

Per noi, il vino era la vita. Costituiva l’essenza della nostra esistenza, e io avevo previsto di prendere sempre più parte in questa attività, per assumere la responsabilità della gestione del Castello dei Trantini, una volta raggiunta la giusta età.

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